Napoli, città di miti e leggende da sempre legata al mistero Εκτύπωση
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Δευτέρα, 19 Απρίλιος 2021 12:09

Napoli, città di miti e leggende da sempre legata al mistero - Positanonews

Napoli, città di miti e leggende, città dai mille contrasti e colori, è da sempre legata al mistero e alla superstizione.

Arte e cultura sono incise nelle pieghe dei suoi tanti musei, castelli, chiese, piazze, vicoli e resti archeologici. Camminando per le sue strade, è facile perdersi nel dedalo dei suoi vicoli, delle sue scalinate improvvise, dei suoi cortili, ed essere abbagliati dal susseguirsi dei contrasti di luce. Napoli è lo specchio di tante culture, leggibili nelle impronte lasciate dalle dominazioni straniere: greci, romani, bizantini, normanni, svevi, angioini, aragonesi, spagnoli, austriaci, borbonici, francesi ed infine… piemontesi. Tracce visibili nell’architettura, nelle usanze e perfino nel dialetto napoletano, espressione di influenze e prestiti dei vari popoli che l’hanno dominata.

Passeggiando di vicolo in vicolo, di quartiere in quartiere, di strada in strada, sembra che essa ci sveli i suoi tesori nascosti. E’ come attraversare il tempo e lo spazio, alla scoperta dei suoi segreti e leggende che affondano le radici in una tradizione millenaria, le cui impronte sono ancora vive sul territorio. Ogni angolo, ogni facciata racconta una storia nascosta, storie di fantasmi, di spiriti e di presenze inquietanti che si aggirano negli androni dei palazzi e su per le scale, tramandate di generazione in generazione. Storie che resistono all’oltraggio del tempo. La loro fama è diffusa in tutto il mondo e sono numerosi i turisti che ogni anno decidono di vedere con i propri occhi i luoghi dove sono nati e si alimentano questi miti e queste superstizioni. Un vero e proprio patrimonio culturale che è parte integrante del popolo napoletano. A loro sono state dedicate anche opere letterarie, la più importante delle quali è proprio “Storia e leggende napoletane” di Benedetto Croce.

Passando per piazza San Domenico non si può non visitare il palazzo San Severo, che nella notte del 18 ottobre del 1590 fu oggetto di uno dei più efferati delitti d’onore che la tradizione napoletana ricordi. L’uccisione della bellissima Maria D’Avalos, uccisa in compagnia del suo amante Don Fabrizio Carafa Dandria, per mano del marito Carlo Gesualdo, mentre i due erano ancora avvinghiati sul talamo coniugale. La leggenda narra che ogni notte il fantasma di Maria riecheggia per le buie strade di piazza San Domenico Maggiore e dintorni, in vesti succinte, con i capelli mossi dalla brezza, emettendo grida agghiaccianti, mentre va alla ricerca del suo amante. Anche il fantasma della regina Giovanna I vaga senza pace nel chiostro di santa Chiara nel giorno dell’anniversario della sua morte, avvenuta il 27 luglio del 1382. La sua figura diafana, trasparente, camminerebbe lentamente lungo i viali e le mura del chiostro, a capo chino, con il volto terrificante ed emettendo un pianto disperato, perché in collera contro chi l’ha brutalmente uccisa. La sua morte avvenne per soffocamento nel castello di Muro Lucano, per mano di quattro mandanti inviati dal nipote Carlo III di Durazzo per impossessarsi del trono. Quel nipote che aveva amato e cresciuto come un figliolo, si rilevò, invece, suo carnefice.

Condannato al dolore eterno è il fantasma della povera Luisa Sanfelice che gemente vaga disperatamente per Piazza Mercato, con la testa ciondolante e il collo grondante di sangue. Ogni anno, nella notte tra il 10 e l’11 settembre, Luisa ritorna in piazza Mercato per rivendicare quella giustizia negatale. Un destino ingrato quello di Luisa Sanfelice, condannata alla decapitazione per avere amato un uomo.

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