Ma perché credere in Babbo Natale? Εκτύπωση
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Συντάχθηκε απο τον/την Maya   
Σάββατο, 14 Νοέμβριος 2020 08:44

Il Villaggio di Babbo Natale Alghero - Posts | Facebook

Arrivati quasi alla fine di questo Calendario dell’Avvento, ci si potrebbe porre la domanda – ma perché la gente si ostina a credere a Babbo Natale?
Vi giuro che è l’ultima volta che tiro in ballo il libro dei due socio-psico-antropologi, ma in effetti gli autori si ponevano una domanda che mi sembra anche interessante.
Per quale ragione al mondo i genitori di ogni latitudine continuano a insistere, e insistere, e insistere con la favoletta di Babbo Natale, arrivando persino a negare l’evidenza quando il bimbo già grandicello comincia a dubitare e chiede di conoscere la verità?

Ricordate la giornalista di Fox News che, qualche anno fa, aveva negato in diretta televisiva l’esistenza di Babbo Natale, e poi, sotto il fuoco di proteste che ne era derivato, era stata costretta dall’emittente a chiedere scusa per le sue parole (!), e ad affermare pubblicamente che Babbo Natale esiste davvero?
Cerchiamo di essere razionali e rendiamoci conto dell’assurdità: ma in quale altra situazione al mondo, un giornalista televisivo potrebbe essere costretto a fare pubbliche scuse dopo aver proclamato l’inesistenza di un personaggio di fantasia, che… beh… sappiamo tutti che non esiste?
Robe dell’altro mondo.
E allora, perché noi adulti siamo pronti a tirar fuori gli artigli per combattere a difesa di un personaggio che… non esiste affatto?
Ci deve pur essere una spiegazione.

Nel loro libretto, i due socio-psico-antropologi si interrogano sulle ragioni che possono spingere a tale comportamento. Quale beneficio abbiamo, noi adulti, nel continuare a raccontare ai figli la storiella di Babbo Natale?

Non lo facciamo per ragioni disciplinari.
Non lo facciamo perché nostro figlio si comporterà come un angioletto per tutto l’anno, solo perché vuole ricevere dei bei regali da Babbo Natale.
Suvvia. La funzione disciplinatrice di questo personaggio è decisamente venuta meno: non so voi, ma io non conosco nessun bambino che si comporti bene durante l’anno per ricevere regali a Natale. Semmai può cercare di esser meno pestifero alla Vigilia, toh; ma non mi sembra un risultato tale da giustificare anni di menzogne.

Non lo facciamo per questioni pedagogiche.
Non lo facciamo perché ci piace l’idea di raccontar frottole ai bambini: anzi, in linea di massima siamo proprio dell’idea opposta – nei limiti del possibile, riteniamo che ai bambini debba sempre esser raccontata l’assoluta verità, su tutto. Soprattutto dal ’68 in poi, siamo diventati concordi nell’affermare che il rapporto con i propri figli dovrebbe esser improntato alla sincerità assoluta: niente frottole, niente bugie, niente storielle inventate ad hoc per evitar le domande scomode.

Non parliamo di Babbo Natale perché ci tiri fuori dagli impicci mentre noi ci arrabattiamo nel tentativo di spiegare un argomento tabù.
Questo può capitare (e capitava spesso nel passato) per altri personaggi della tradizione; ma non è certo il caso del vecchio panzuto.
La cicogna che porta i bimbi toglieva i genitori dall’imbarazzo di rispondere all’annosa domanda “come nascono i bambini?”.
Gli angioletti che hanno preso il nonno e l’hanno portato con loro su nel cielo è un escamotage che ho sentito usare personalmente nel tentativo di spiegare ai figli piccoli il mistero della morte.
Ma un cavallo a dondolo sotto l’albero di Natale ha poco a vedere con la sessualità, con la caducità dei corpi o con qualsiasi altro elemento scabroso che mi possa venire in mente.
Quindi, perché non spiegare con chiarezza da dove sbucano i regali?
Sarebbe anche più gratificante per gli adulti, voglio dire: io spendo tempo, soldi e fatica per trovare il Regalo Perfetto per mio figlio, e poi gli vado a raccontare che no, non deve ringraziare me, ma un panzone inesistente che gli ha portato i doni perché è buono?
Ma…?

A quanto pare, una certa Cindy Dell Clark, psicologa, ha raccolto una serie di interviste ai genitori, domandando loro per quale motivo raccontassero ai figli la storia di Babbo Natale. Le risposte fanno tutte leva su una generica gioia che i bambini dovrebbero provare al pensiero dell’omone panzuto che lascia i regali sotto l’albero: “mi piace vederli emozionati. È la gioia nei loro occhi, la meraviglia, l’eccitazione”. “Lasciamogli credere che c’è qualcosa di magico nel mondo”. “È sempre stato magico, per me, da bambina. Credo che sia questo che cerco di far vedere ai miei figli: la magia”.
“I genitori”, commentano gli autori del mio libretto, “sembrano rimpiangere il tempo dell’illusione, prima dell’incontro con la ‘dura’ realtà, idealizzando l’infanzia come una magica età dell’oro di cui Babbo Natale costituisce una parte essenziale”.

Insomma: parlare di Babbo Natale sarebbe un modo per proteggere i bambini dalla triste realtà del mondo che li circonda. Un tentativo di tenerli lontani dal male, di farli crescere nella convinzione che ci sia ancora del buono in questo triste universo; e che valga ancora la pena confidare nel futuro e amare il prossimo.

Boh, non so: genitori in linea, voi condividete?
Sarà che non ho figli e che sono molto giovane, ma io non idealizzo l’infanzia proprio per niente. Non me la ricordo come una “età dell’oro”, particolarmente più fulgida rispetto a quelle che son arrivate dopo.
Sarà che non ho mai creduto a Babbo Natale (e molto poco a Gesù Bambino) e che son cresciuta comunque senza traumi, ma non avrei nessun problema a raccontare fin da subito che i regali li comprano mamma e papà, e grazie tante.
Eppure, una qualche ragione ancestrale che ci spinge ad amare Babbo Natale ci deve pur essere, visto che il primo che prova a negare la sua esistenza rischia di essere scannato vivo.

Insistiamo così tanto su Babbo Natale “perché lo fanno tutti, e non c’è niente di male”? Sembrerebbe una motivazione ragionevole (nessuno vuole crescere un figlio disadattato e fuori dal mondo); ma sarà davvero l’unica ragione?
O non sarà che forse siamo noi adulti a insistere tanto su Babbo Natale, perché siamo noi adulti che abbiamo bisogno di ricorrere a lui perché infonda un po’ di magia in queste nostre vite che ormai percepiamo troppo tristi e spente?

Non lo so, eh.
Lo chiedo a voi: sarei curiosa di sentire il vostro parere.
Io non sono proprio nelle condizioni di commentare, perché, da piccola, la famosa “magia del Natale” la avvertivo in tanti dettagli ma assolutamente non in Babbo Natale & co… quindi, da questo punto di vista, non posso che tacere e chiedervi: “voi che ne dite”?

https://unapennaspuntata.com/2012/12/23/perche-credere-babbo-natale/